Colori, fantasia e creatività in libertà

Un laboratorio che diventa racconto collettivo

Gaggiano (MI), venerdì 17 aprile — Nella sala consiliare del Comune di Gaggiano si è tenuta la mostra“Colori, fantasia e creatività in libertà”, che raccoglie i lavori realizzati nel laboratorio di educazione all’immagine e all’arte guidato dalla professoressa Maria Carmela Suppa.

L’evento, promosso con il sostegno dell’amministrazione comunale e alla presenza del sindaco Enrico Baj e dell’assessore alla cultura Sara Prampolini, ha rappresentato un importante momento di incontro tra scuola e territorio, restituendo alla comunità il valore di un percorso creativo condiviso.

L’arte come scoperta personale

Durante la presentazione, la professoressa Suppa ha sottolineato come l’espressione artistica non sia legata all’età, ma possa emergere o riemergere in qualsiasi momento della vita.

Un concetto incarnato dalla partecipazione di Greta Mandelli, unica adulta del gruppo, il cui percorso è stato citato come esempio di una passione ritrovata.

Alla domanda su cosa abbia trovato nel laboratorio, Mandelli ha risposto:
«La chiave per esprimere quello che sento nel modo più vero e autentico. La professoressa Suppa mi aiuta a dare forma alle mie emozioni, positive e negative, senza snaturarmi. Grazie a lei sto riscoprendo parti di me che non conoscevo o che credevo nemiche: in realtà non le avevo mai comprese o ascoltate. In un certo senso sto esplorando me stessa attraverso l’arte. D’altronde, come diceva Rumi, la realtà è uno specchio rotto e noi vediamo solo un pezzo».

Un’opera simbolo tra caduta e rinascita

Tra le opere esposte, una in particolare rappresenta per Mandelli un momento di svolta:
«Sì, quello con l’angelo caduto, l’occhio e la fenice. Con quel dipinto ho capito quanto l’arte fosse importante per me e quanto ne avessi bisogno. Racconta una storia di caduta, dolore e rinascita: un cliché forse, ma sempre attuale. L’arte serve anche a questo: trasformare il dolore in qualcosa di bello e permettere a chi guarda di riconoscersi e sentirsi meno solo, un po’ come fa la musica».

Tornare bambini attraverso la creatività

Esporre accanto ai più piccoli ha avuto per lei un significato speciale:
«La cosa più bella è stata vedere quanta passione mettono nei loro lavori e quanto, in piccola parte, fossero ispirati dai miei. In un certo senso, essere un punto di riferimento. Mi sono sentita un po’ bambina anch’io, e non mi è dispiaciuto affatto».

Un messaggio che attraversa le generazioni

Proprio in questo equilibrio tra crescita e ritorno si inserisce il lavoro della professoressa Suppa, che attraverso il laboratorio costruisce uno spazio aperto dove ogni età trova la propria dimensione espressiva.

La mostra si è rivelata così non solo un’esposizione, ma un racconto collettivo fatto di percorsi diversi, uniti da un filo comune: la necessità di esprimersi. Un messaggio semplice ma potente, che attraversa le generazioni e restituisce all’arte il suo ruolo più autentico: un linguaggio universale, capace di accompagnare, trasformare e, talvolta, riportare esattamente dove tutto è iniziato.

Articolo di Francesco Franco

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