Dopo l’esordio nei digital store con “Un dio”, la raffinata cantautrice Melamanouche torna con il suo nuovo singolo “No Contact“, che ci racconta qui in esclusiva.
Melamanouche, all’anagrafe Paola Passarello, è una cantautrice e musicista dalla formazione teatrale. Prima chitarrista italiana a specializzarsi nel jazz manouche, un genere che combina il virtuosismo del jazz con le ritmiche della chitarra francese, ha sempre saputo distinguersi per il suo stile innovativo e la sua straordinaria versatilità.
«Il no contact si vive quando una relazione non funziona più, ma le sue tracce rimangono dentro di noi, amplificate dall’assenza e dall’immaginazione», racconta l’artista.
Prodotto nei Phaser Studios, “No Contact” nasce dall’esperienza della pandemia, un periodo che ha ridefinito il concetto di contatto sia fisico che emotivo. Con parole e musica, Melamanouche traduce un’intima riflessione universale: il vuoto lasciato dalle relazioni interrotte e il bisogno di riscoprire un legame autentico e profondo.
Dopo questa breve presentazione, abbiamo avuto il piacere di dialogare direttamente con Melamanouche, per esplorare più a fondo le sue ispirazioni e il processo creativo.
Melamanouche: l’intervista
Sei conosciuta per il tuo legame con il jazz manouche, però “No Contact” segna un cambio di rotta verso sonorità piùascolto di “No Contact” , c’è una riflessione finale o un messaggio che vorresti lasciare loro?
Credo che il no contact sia l’opposto di ciò che, in una società connessa, ci si propone di creare. In quello spazio sospeso confluisce tutto ciò che non ha funzionato: le nostre paure, le intenzioni, le speranze. Essendo un’attesa tutto può ancora ribaltarsi, ma dipende interamente dalla nostra capacità di smascherarci, di mostrare anche il nostro lato più debole e autentico: “In questo mondo vince chi nasconde il sentimento, ma io non sono più in grado di nasconderlo.”
A questo punto ci lasciamo con una riflessione: cos’è davvero il contatto per voi? Fatecelo sapere nei commenti.
[Articolo di Francesco Franco].
